Ero davvero curiosa di vedere come aziende e designer avrebbero risposto alla crisi. Immaginavo di trascorrere la settimana del design di Milano con nuovi stimoli e prospettive inedite. Immaginavo meno persone, meno progetti, più creatività e invenzione. Mi sbagliavo. Difficile non essere smaliziati dopo tanti anni di design, difficile farsi coinvolgere dalle centinaia di proposte che vengono offerte durante una sola settimana. Intensissima e stancante. È quindi ancora più frustrante dirsi che le aspettative sono state deluse, che le porte che avrebbe potuto aprire la crisi sono rimaste chiuse.

E allora non posso che iniziare la panoramica della mia personale selezione del salone fatto di luce con un momento e un luogo poetico, incantato, assolutamente lontano dalla pazza folla e dallo stile fine a se stesso:

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‘A farewell to Hannes Wettstein’, l’omaggio commosso al designer svizzero Hannes Wettstein deceduto lo scorso anno,  il quale “per potere inventare qualcosa di nuovo, metteva in dubbio qualsiasi norma sociale, industriale, culturale o rituale. Questa assolutezza non era un atteggiamento, ma una metodica. La disponibilità a ripensare continuamente tutto ciò che il design determina – i gesti della quotidianità, l’organizzazione spaziale e la finalità degli oggetti – lo portava a soluzioni sorprendentemente semplici, che resistono nel tempo. Il transfer tecnologico da settori estranei al design, gli anni di lavoro di ricerca su un’idea o un materiale, la sensibilità nell’individuare le qualità di una marca: Hannes Wettstein formava il mondo cercando di scoprire l’essenza più profonda delle cose che lo circondavano. È un design puro, non spettacolare e funzionalistico quello che caratterizza le sue lampade e i suoi mobili; approda sempre a forme pulite e linee classicamente moderne, che rientrano nella visione che ha del mondo e della società, nella sua convinzione ante litteram che soltanto un design comprensibile può durare nel tempo. Hannes Wettstein ha creato oggetti d’uso così eleganti e completi, che hanno acquisito un’identità che il susseguirsi delle correnti di moda non ha potuto scalfire. Anche nella progettazione degli spazi ha creato degli archetipi: soluzioni complete, architettura di interni e set design, sempre con la sensibilità e l’attenzione per le condizioni locali. L’approccio complessivo, con cui ha contribuito a dare un’impronta al mondo, vive nello studio Hannes Wettstein, da lui fondato nel 1991”.
Cos’altro aggiungere? La speranza che Wettstein e i successori del suo studio siano un esempio e un monito per il futuro del progetto.

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L’installazione, a cura dello studio Hannes Wettstein e con il sostegno del marchio Horgenglarus, è ospitato fino al 3 luglio 2009 dal centro culturale svizzero di Milano.

Posted on: martedì, aprile 28th, 2009 at 11:13
Filed under: design
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