La casa che vorrei. Un nuovo spazio e un nuovo progetto per Emiliano Salci e Britt Moran. Un luogo in bilico tra privato e pubblico.
Un involucro dove stratificare pezzi d’arte, ma anche oggetti e mobili semplici e sofisticati. Al secondo piano del palazzo milanese del ‘700, dove Emiliano e Britt già lavorano e vivono. Stanze che sono sommerse da un colore azzurro impolverato si intervallano con altre prive di colore, dove il decoro è ottenuto dalla cruda eliminazione delle varie stratificazioni dei rivestimenti.
Pavimenti tutti diversi da ambiente a ambiente, lasciati come trovati e uniformati tra loro dalla patina ingrigita del tempo. Nel susseguirsi dei vari vani si assiste a una sistemazione di mobili, lampade, oggetti e opere, che dialogano tra loro.
Un intimo e misterioso dialogo tra oggetti, mobili, arredi, ambienti, caratterizzati dalle più diverse ed eterogenee qualità stilistiche, formali e temporali. Oggetti di emisferi lontani sono avvicinati a volte da mobili scultori che fanno parte della propria collezione pensata e prodotta da Emiliano e Britt. Questi pezzi portano il nome di “Progetto Non Finito”, serie di sedute, tavoli, contenitori, librerie e lampade.
Materiali come metallo corroso si alternano a metalli preziosi tipo argento invecchiato e ottone ossidato; lacche lucide si fondono a finiture più ruvide in vetroresina; tessuti di una cultura e filosofia classica, resi contemporanei nel modo di utilizzo.
La luce tiepida e filiforme delle fonti luminose si mescola alla luce tenue che entra dai vecchi infissi e il tutto rende i colori dello spazio palpabili e morbidi.
I corridoi neutri si allungano e si aprono in stanze con pareti screpolate, che scoprono i vari processi del tempo. La sintesi del contesto ideata da Dimore Studio crea abbinamenti inediti,
affascinanti contrasti, sovrapposizioni di epoche, stili e geografie. Contenitore di vita contemporanea.
Filed under: architecture
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Tags: Britt Moran, Emiliano Salci







