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	<title>Caustica &#187; art</title>
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		<title>Orbite Rosse</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 16:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giò Marconi]]></category>
		<category><![CDATA[Grazia Toderi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 27 gennaio al 6 marzo 2010 Milano accoglie la mostra Orbite Rosse, personale di Grazia Toderi.Per la sua quarta personale da Giò Marconi, Grazia Toderi espone tre nuove serie di disegni, realizzati con grafite, argento e stagno fuso, nuove opere fotografiche e due proiezioni video prodotte per la mostra. Il disegno è per lʼartista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal 27 gennaio al 6 marzo 2010 Milano accoglie la mostra Orbite Rosse, personale di Grazia Toderi.<span id="more-696"></span>Per la sua quarta personale da <a href="http://www.giomarconi.com" target="_blank">Giò Marconi</a>, <a href="http:// www.graziatoderi.com" target="_blank">Grazia Toderi</a> espone tre nuove serie di disegni, realizzati con grafite, argento e stagno fuso, nuove opere fotografiche e due proiezioni video prodotte per la mostra. Il disegno è per lʼartista il primo livello, fondamentale e necessario, in cui immergersi, un esercizio di concentrazione, leggerezza e libertà, solo in seguito al quale poter arrivare, dopo una ulteriore lavorazione che passa attraverso le immagini fotografiche, alla realizzazione di una nuova opera video.</p>
<div id="attachment_704" class="wp-caption aligncenter" style="width: 559px"><img class="size-medium wp-image-704" title="4.60xz" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2010/01/4.60xz-549x412.jpg" alt="" width="549" height="412" /><p class="wp-caption-text">Grazia Toderi, Pulse 60xZ, 2009, proiezione video, loop, dvd</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tutte le opere della mostra sono intitolate Orbite Rosse, e già nel 1998 lʼartista aveva esposto alla Galleria Giò Marconi una doppia proiezione video dal titolo Orbite. Nellʼopera dellʼartista i riferimenti alle orbite sono fin dallʼinizio del suo lavoro un elemento costante, siano quelle della Luna intorno alla Terra, dei pianeti intorno al Sole, dei satelliti o delle astronavi intorno ai pianeti, o anche quelle disegnate da una palla allʼinterno di uno stadio, o tracciate da una trottola su un pavimento. Ma orbite sono anche le due cavità della nostra testa attraverso le quali costruiamo la nostra immagine del mondo, e stranamente la rappresentazione del mondo stesso attraverso la cartografia è rappresentata da due globi schiacciati.<br />
Lʼaltro elemento costante è la luce. Grazia Toderi ha scelto di realizzare e proiettare video perché la materia di cui esso si compone è luce che viaggia nel tempo e che appare, evidenziandosi, quando incontra una superficie. Il video è anche un mezzo che può essere potenzialmente trasmesso, attraverso la luce stessa, contemporaneamente in tutto il mondo.</p>
<div id="attachment_701" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><img class="size-medium wp-image-701" title="gt_orbite-rosse44x59" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2010/01/gt_orbite-rosse44x59-550x398.jpg" alt="" width="550" height="398" /><p class="wp-caption-text">Grazia Toderi, Orbite Rosse (Red Orbits), 2009, grafite, metalli vari e stagno fuso su carta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Orbite Rosse è un riferimento inoltre al colore delle luci delle nostre città viste dallʼalto nella notte, e al colore rossastro indefinito delle nostre palpebre chiuse mentre siamo rivolti alla luce, un mondo fuori, e un mondo dentro.</p>
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		<title>TWISTER</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 12:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se è vero che ‘l’unione fa la forza’ i musei d’arte contemporanea in Lombardia stanno per diventare una squadra invincibile. 
Insieme hanno creato Twister, una rete operativa di incontro e collaborazione per valorizzare al meglio il proprio patrimonio, sostenere i giovani artisti e favorire la conoscenza dell’arte contemporanea presso il grande pubblico. Perché troppo spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se è vero che ‘l’unione fa la forza’ i musei d’arte contemporanea in Lombardia stanno per diventare una squadra invincibile. <span id="more-512"></span></p>
<div id="attachment_522" class="wp-caption aligncenter" style="width: 536px"><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/06/1-01.jpg"><img class="size-medium wp-image-522" title="1-01" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/06/1-01-526x412.jpg" alt="Chiara Dynys, 'Nul', TWISTER, FAI Villa e Collezione Panza, Varese, 2009" width="526" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Chiara Dynys, &#39;Nul&#39;, TWISTER, FAI Villa e Collezione Panza, Varese, 2009</p></div>
<p>Insieme hanno creato <a href="http://www.twisterartecontemporanea.com" target="_blank">Twister</a>, una rete operativa di incontro e collaborazione per valorizzare al meglio il proprio patrimonio, sostenere i giovani artisti e favorire la conoscenza dell’arte contemporanea presso il grande pubblico. Perché troppo spesso le espressioni artistiche più attuali risultano incomprensibili e inavvicinabili. L’idea base di Twister è acquisire opere d’arte contemporanea da inserire nelle collezioni permanenti delle diverse istituzioni; queste sono così proiettate nel futuro e le opere contemporanee in qualche modo contestualizzate e collegate (anche fisicamente) con qualcosa di più noto possono risultare di più facile comprensione. Le opere da installare sono state scelte da una giuria internazionale, attraverso un concorso a inviti; dei sessanta artisti contattati si è passati a una preselezione di venti progetti, da cui sono stati estratti i dieci vincitori. Agli artisti è stato chiesto di progettare un’opera ad hoc per uno dei musei, una creazione che non fosse né invasiva né monumentale, da collocare non solo nelle sale espositive vere e proprie, ma anche nell’intorno del museo, nel tessuto urbano circostante o magari nel cortile dell’istituzione. Gli interventi possono essere quindi definiti site-specific o site-related e portano la firma, tra gli altri, di Carlo Bernardini, Chiara Dynys, Loris Cecchini e Lara Favaretto.</p>
<div id="attachment_521" class="wp-caption aligncenter" style="width: 559px"><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/06/5.jpg"><img class="size-medium wp-image-521" title="5" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/06/5-549x412.jpg" alt="Carlo Bernardini, 'Codice Spaziale', TWISTER, MAM Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Gazoldo degli Ippoliti (MN), 2009" width="549" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Bernardini, &#39;Codice Spaziale&#39;, TWISTER, MAM Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Gazoldo degli Ippoliti (MN), 2009</p></div>
<p>Twister comprende anche un’opera di web art, un intervento in rete curato da Ofri Cnaani, a sottolineare anche on line la collaborazione dei dieci musei. Tutte le opere di Twister saranno inaugurate contemporaneamente il prossimo ottobre. Nel frattempo non possiamo che apprezzare l’idea di questa collaborazione all’insegna della cultura.</p>
<p>In apertura, Moccellin-Pellegrini, &#8216;Forse possiamo anche fare una mappa per perdersi&#8217;, TWISTER, Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (MI), 2009</p>
<div id="attachment_527" class="wp-caption aligncenter" style="width: 340px"><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/06/13.jpg"><img class="size-medium wp-image-527" title="13" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/06/13-330x412.jpg" alt="Madame Duplok, 'Per grazia ricevuta', TWISTER, Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio (VA), 2009" width="330" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Madame Duplok, &#39;Per grazia ricevuta&#39;, TWISTER, Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio (VA), 2009</p></div>
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		<title>Luzinterruptus</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 15:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Luzinterruptus]]></category>

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		<description><![CDATA[Usano la luce come materia grezza. Il buio è la loro tela. Sono gli spagnoli Luzinterruptus, gruppo artistico anonimo che opera attraverso interventi urbani in spazi pubblici. 

Sono tre i membri del gruppo, ognuno con un background diverso: arte, lighting e fotografia. In comune hanno la volontà di applicare insieme la propria creatività per disseminare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Usano la luce come materia grezza. Il buio è la loro tela. Sono gli spagnoli <a href="http://www.luzinterruptus.com" target="_blank">Luzinterruptus</a>, gruppo artistico anonimo che opera attraverso interventi urbani in spazi pubblici. <span id="more-360"></span></p>
<p><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/img_0885.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-365" title="img_0885" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/img_0885-550x366.jpg" alt="img_0885" width="550" height="366" /></a></p>
<p>Sono tre i membri del gruppo, ognuno con un background diverso: arte, lighting e fotografia. In comune hanno la volontà di applicare insieme la propria creatività per disseminare di luce la città.</p>
<p><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/image369.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-364" title="image369" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/image369-412x412.jpg" alt="image369" width="412" height="412" /></a></p>
<p>Hanno iniziato dalle strade di Madrid alla fine del 2008 con la semplice idea di focalizzare l’attenzione – attraverso l’uso della luce – sui problemi della città, spesso inosservati dalle autorità e dai propri concittadini.</p>
<p><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/img_0845.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-366" title="img_0845" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/img_0845-550x366.jpg" alt="img_0845" width="550" height="366" /></a></p>
<p>Ma non tutte le loro operazioni urbane hanno un intento sovversivo. A volte la volontà è solo quella di abbellire o evidenziare luoghi o angoli anonimi o oggetti dall’alto, ma nascosto, potenziale artistico. E tutto ciò attraverso il materiale che più li ispira, la luce.</p>
<p><a href="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/jaulas_perspectiva_dr_2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-363" title="jaulas_perspectiva_dr_2" src="http://www.caustica.it/wp-content/uploads/2009/05/jaulas_perspectiva_dr_2-550x366.jpg" alt="jaulas_perspectiva_dr_2" width="550" height="366" /></a></p>
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		<title>silences</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 12:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alberto Giacometti]]></category>
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		<category><![CDATA[Museum of Modern and Contemporary Art in Strasbourg]]></category>
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		<description><![CDATA[“Gli artisti che ho scelto hanno in comune lo stesso pensiero sul mondo, dalla portata universale. Sono convinto che con il proprio lavoro, abbiano raggiunto l’ineffabile sono stati in grado di darci un’idea di Dio&#8221;.
A parlare è Marin Karmitz, regista e produttore francese, curatore delle mostra Silences, una dichiarazione di Marin Karmitz ospitata al Museo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Gli artisti che ho scelto hanno in comune lo stesso pensiero sul mondo, dalla portata universale. Sono convinto che con il proprio lavoro, abbiano raggiunto l’ineffabile sono stati in grado di darci un’idea di Dio&#8221;.<span id="more-201"></span></p>
<div id="attachment_224" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/01-robert_gober_door_with_lightbulb3.jpg"><img class="size-medium wp-image-224" title="01-robert_gober_door_with_lightbulb3" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/01-robert_gober_door_with_lightbulb3-415x412.jpg" alt="01-robert_gober_door_with_lightbulb3" width="415" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Robert Gober, Door with Light Bulb, 1992, Collection ARTIS</p></div>
<p style="text-align: left;">A parlare è Marin Karmitz, regista e produttore francese, curatore delle mostra Silences, una dichiarazione di Marin Karmitz ospitata al <a href="http://www.musees-strasbourg.org" target="_blank">Museo d’arte moderna e contemporanea di Strasburgo</a>. Gli artisti sono Dieter Appelt, Georg Baselitz, Christian Boltanski, Alberto Giacometti, Robert Gober, Ilya e Emilia Kabakov, Tadeusz Kantor, On Kawara, Josef Kosuth, Chris Marker, Mario Merz, Annette Messager, Juan Munoz, Bruce Nauman e Martial Raysse. I loro lavori sono raccolti una scenografia ideata dall’architetto Patrick Bouchain.</p>
<div id="attachment_219" class="wp-caption aligncenter" style="width: 381px"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/08-joseph_kosuth_du_phenomene_de_la_bibliotheque_adagp2.jpg"><img class="size-medium wp-image-219" title="08-joseph_kosuth_du_phenomene_de_la_bibliotheque_adagp2" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/08-joseph_kosuth_du_phenomene_de_la_bibliotheque_adagp2-371x412.jpg" alt="08-joseph_kosuth_du_phenomene_de_la_bibliotheque_adagp2" width="371" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Joseph Kosuth Du Phénomène de la bibliothèque, 2006, Courtesy Galerie Almine Rech, Paris-Bruxelles Courtesy Centre international d’art et du payage, Ile de Vassivière. Photo: Marc Domage © ADAGP, Paris 2009</p></div>
<p style="text-align: left;">La storia raccontata da Silences non è eloquente al primo sguardo.<br />
Non emerge subito al visitatore. Occorre infatti incontrare individualmente i 15 artisti protagonisti perché l’allestimento non accosta un lavoro all’altro; ogni stanza si mostra nel proprio spazio, un autentico spazio privato che incoraggia una certa intimità con le opere, favorendo un dialogo, un’emozione, un silenzio condiviso. E il passaggio tra una stanza all’altra non è dato da un itinerario prestabilito. Il pubblico è così libero di creare non una, ma infinite possibili tracce, o perdersi. Il concetto di labirinto, nel senso reale o metaforico del termine, fa parte esso stesso della mostra.</p>
<div id="attachment_220" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/09-ilya_et_emilia_kabakov_labyrinth_adagp1.jpg"><img class="size-medium wp-image-220" title="09-ilya_et_emilia_kabakov_labyrinth_adagp1" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/09-ilya_et_emilia_kabakov_labyrinth_adagp1-320x412.jpg" alt="09-ilya_et_emilia_kabakov_labyrinth_adagp1" width="320" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Ilya et Emilia Kabakov, Labyrinth (My Mother’s Album), 1990, Tate Modern, Londres, © ADAGP, Paris 2009</p></div>
<p style="text-align: left;">La mostra sarà ospitata dal museo Berardo  di Lisbona dal 26 ottobre 2009 al 10 gennaio 2010.</p>
<p style="text-align: left;">Silences, una dichiarazione di Marin Karmitz, Museo d’arte moderna e contemporanea di Strasburgo, 18 aprile-23 agosto 2009.</p>
<p>L&#8217;immagine d&#8217;apertura è Christian Boltanski, Prendre la parole, 2005, Courtesy de l’artiste et de la Galerie Marian Goodman, New York/Paris, Photo: Marc Domage, © ADAGP, Paris 2009</p>
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		<title>IN-FINITUM</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 17:30:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fondazione musei civici di venezia]]></category>
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		<description><![CDATA[Organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla Vervoordt Foundation, In-finitum, in programma a Venezia, presso palazzo Fortuny dal 6 giugno al 15 novembre 2009, esplora la categoria dell’Infinito nelle sue diverse accezioni, dal non-finito all’illimitato, con un approccio multidisciplinare in cui arte, scienza e filosofia di ere e civiltà diverse si incontrano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Organizzata dalla <a href="http://www.museiciviciveneziani.it " target="_blank">Fondazione Musei Civici di Venezia</a> e dalla Vervoordt Foundation, In-finitum, in programma a Venezia, presso palazzo Fortuny dal 6 giugno al 15 novembre 2009, esplora la categoria dell’Infinito nelle sue diverse accezioni, dal non-finito all’illimitato, con un approccio multidisciplinare in cui arte, scienza e filosofia di ere e civiltà diverse si incontrano e si confrontano.<span id="more-58"></span>La mostra, a cura di Axel Vervoordt, Daniela Ferretti, Giandomenico Romanelli e Francesco Poli, completa e conclude il ciclo espositivo ideato da Axel Vervoordt iniziato a Venezia nel 2007 con Artempo: Where time becomes art  e  proseguito nel 2008 a Parigi con Academia: Qui es-tu?</p>
<div id="attachment_71" class="wp-caption aligncenter" style="width: 284px"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/thomasruff.jpg"><img class="size-medium wp-image-71" title="thomasruff" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/thomasruff-274x412.jpg" alt="thomasruff" width="274" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Thomas Ruff, ‘Sterne, 11h 54m, -20°’, 1989. Collection Axel Vervoordt</p></div>
<p>Esplorare il concetto di “infinito” significa davvero intraprendere un viaggio spirituale. L’anelito alla perfezione, alla compiutezza è per l’uomo confronto costante con i propri limiti, con l’inarrivabile. E contemporaneamente l’infinito è anche il non-finito, il non completo, il vuoto o,  ancora, il contenitore del tutto. L’infinito come percorso senza fine verso la completezza, la conoscenza e l’illuminazione ha ispirato artisti, scienziati e letterati fin dagli albori dell’età dell’uomo. Le loro scoperte, testimonianze, impressioni artistiche e pensieri costituiscono un altro segmento di In-finitum.</p>
<div id="attachment_62" class="wp-caption aligncenter" style="width: 241px"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/billviolafemale.jpg"><img class="size-medium wp-image-62" title="billviolafemale" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/billviolafemale-231x412.jpg" alt="Bill Viola, ‘Bodies of light’, 2006, Courtesy Bill Viola Studio" width="231" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Bill Viola, ‘Bodies of light’, 2006. Courtesy Bill Viola Studio</p></div>
<p>In mostra saranno presenti, tra le altre, opere di Giovanni Anselmo, Natvar Bhavsar, Pierre Bonnard, Berlinde de Bruyckere, Michael Borremans, Alberto Burri, Alexander Calder, Paul Cézanne, Antonio Canova, Eugène Delacroix, Ray &amp; Charles Eames, Lucio Fontana, Adam Fuss, Giuseppe Gabellone, Francesco Hayez, Ann-Veronica Janssens, Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Kimsooja, Yves Klein, Piero Manzoni, Brice Marden, Fausto Melotti, Mario Merz, Joan Mirò, Tatsuo Miyajima, Vic Muniz, Renato Nicolodi, Roman Opalka, Palagio Pelagi, Pablo Picasso, Otto Piene, Giovanni Battista Piranesi, Guido Reni, Gerhard Richter, George Romney, Thomas Ruff, Kazuo Shiraga, Ettore Spaletti, Vassilikis Takis, Diana Thater, Dirk Van De Len, Jef Verheyen, Rik Wouters, Gilberto Zorio.</p>
<div id="attachment_64" class="wp-caption aligncenter" style="width: 203px"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/d_1_michals_lacondizioneumana1969.jpg"><img class="size-medium wp-image-64" title="d_1_michals_lacondizioneumana1969" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/d_1_michals_lacondizioneumana1969-193x412.jpg" alt="Duane Michals, ‘The Human Condition’, 1969. © Duane Michals / Courtesy Pace/MacGill Gallery, New York" width="193" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Duane Michals, ‘The Human Condition’, 1969. © Duane Michals / Courtesy Pace/MacGill Gallery, New York</p></div>
<p>Il catalogo <a href="http://www.merpaperkunsthalle.org" target="_blank">MER. Paper Kunsthalle</a> (in collaborazione con <a href="http://www.skira.net" target="_blank">Skira</a> per la distribuzione in Italia) è curato da Axel Vervoordt, con saggi di Francesco Poli, Giandomenico Romanelli, Eddi De Wolf e Norbert Jocks e un dialogo tra Axel Vervoordt e Tatsuro Miki; progetto grafico dello Studio Luc Derycke.</p>
<p>Palazzo Fortuny, San Marco 3780, San Beneto, Venezia, 6 giugno-15 novembre 2009</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/6_ingresso_museo.jpg"><img class="size-medium wp-image-63 aligncenter" title="6_ingresso_museo" src="http://www.caustica.info/wp-content/uploads/2009/04/6_ingresso_museo-309x412.jpg" alt="6_ingresso_museo" width="309" height="412" /></a></p>
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